Not My Europe


Nel SISM, e a livello internazionale in IFMSA, si è discusso molto, anche ultimamente, della questione migranti, la cui portata è ormai quella di una crisi umanitaria oltre che sanitaria e, non ci sono mai stati dubbi, né in IFMSA né nel SISM sulla posizione che fosse opportuno prendere. Siamo qui dunque a parlarvi di un’opportunità per prendere concretamente queste posizioni.

 

Il 25 Marzo ricorre il 60° anniversario dei Trattati di Roma, che istituirono la nascita della Comunità Economica Europea nel 1957.

Nello stesso giorno, a Roma, è stata organizzata la mobilizzazione Not My Europe, promossa da MSF, Amnesty International, Consiglio Italiano per i Rifugiati e molte altre ONG. (trovi tutte le informazioni sull’evento facebook: https://www.facebook.com/events/1294077397295853/)

 

 

L’obiettivo è portare l’attenzione sulla questione migranti e mostrare ai leader l’altra faccia dell’Europa, quella umana, accogliente e solidale, che si oppone ai muri e alle politiche disumane di questi anni.

 

Il 2016 è l’anno in cui si sono contati più morti e dispersi nella rotta centrale del Mediterraneo, 4733 secondo UNHCR. Le morti del Mediterraneo sono un fatto politico, tra le concause delle crisi dell’Europa, la prova tangibile della distanza dai suoi valori ideali.

 

Dietro queste oltre 4 mila vittime si cela anche un grande paradosso: a fronte di un numero di morti altissimo il 2016 non è stato l’anno con il maggior numero di arrivi, sono infatti diminuiti di un terzo rispetto all’anno precedente.

 

Come si spiega allora la continua strage nel Mediterraneo?

è in gran parte il risultato delle miopi scelte fatte dall’Unione Europea nel gestire la crisi migratoria.

Ne è un esempio lampante la missione Eunavfor Med Sophia, lanciata nel 2015, il cui obiettivo principale è lo “smantellamento dei network criminali” e non il Search and Rescue dei migranti. A questa operazione le organizzazioni criminali hanno risposto utilizzando barconi di qualità sempre più scadente, sempre più stipati di persone, che vengono abbandonati alla deriva subito dopo il limite delle acque territoriali libiche.

 

Sempre su questa linea anche il controverso accordo tra l’Unione Europea e la Turchia di Erdogan, con il quale l’Europa ha promesso un sostanzioso supporto economico e il resettlement dei rifugiati siriani, in cambio della possibilità di respingere verso la Turchia tutti i migranti irregolari.

Questo crea di fatto una disuguaglianza tra migranti di serie A – i rifugiati – e migranti di serie B – tutti gli altri -, oltre a ostacolare il rispetto dei diritti umani e del diritto di non refoulement, con il quale si impedisce di respingere un asylum seeker verso un paese (il proprio o un terzo) nel quale è potenzialmente a rischio di persecuzione e violenza.

 

Il 25 Marzo è un’occasione concreta per chiedere l’istituzione di un #SafePassage e il rispetto dei Diritti Umani di chi si trova a fuggire da guerra e violenza.  

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