SCORP Times #2 – Perchè uno studente di Medicina dovrebbe conoscere la Dichiarazione dei Diritti Umani


La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Un po’ di storia

Come è noto a tutti, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, venne firmata il 10 Dicembre del 1948, non una data a caso, non un momento a caso. Il mondo stava uscendo dal periodo più oscuro della storia dell’uomo, dilaniato non solo dagli immani danni materiali, ma soprattutto da una profonda ferita morale che ha scavato fino all’osso negli animi di coloro che si trovarono a riflettere su ciò che era accaduto, nel mezzo secolo appena trascorso. Il mandato allora era “mai più” e subito dopo la fine dei conflitti venne redatto lo Statuto dell’ONU che riaffermava “la fede nei diritti fondamentali della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle Nazioni grandi e piccole”. Ma era solo il punto di partenza.

Tre anni più tardi la stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò i 30 articoli che andavano a costituire la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il primo e unico documento che riuscì e riesce tuttora ad abbracciare ogni persona umana sulla Terra, senza tener conto di etnia, religione, cultura, Paese di appartenenza, stato socio-economico o posizione. Essa divenne quindi il punto di incontro e di raccordo di concezioni diverse dell’uomo e della società, perché aveva e ha ancora oggi la capacità di riflettere istanze fondamentali, incondizionate da fattori esterni e secondari; questo la rende universale non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Struttura della Dichiarazione

La Dichiarazione riconosce due tipi di diritti, che sono i diritti civili e politici da un lato, che hanno rappresentato le fondamenta per i sistemi di governo democratici sviluppatisi di lì a poco, e i diritti sociali, economici e culturali, continuamente al centro della discussione e alla base delle successive pubblicazioni, dal momento in cui ci si rese conto che non era possibile rispettare i diritti civili senza avere una solida base di diritti socio-economici e culturali. Questo aspetto rende le due macrocategorie di diritti all’interno della Dichiarazione interdipendenti e indivisibili.

Inoltre, i diritti possono essere suddivisi in:

    • Diritti di prima generazione: comprendono i diritti civili e politici.

    • Diritti di seconda generazione: diritti economici, sociali e culturali.

    • Diritti di terza generazione: comprendono i diritti all’autodeterminazione, allo sviluppo, alla pace, all’ambiente e si configurano più come diritti del popolo o della Nazione, piuttosto che del singolo individuo, come quelli di prima e seconda generazione.

 

Influenza della Dichiarazione

La Dichiarazione è, tuttora, il documento più stampato e tradotto al mondo ed è stato alla base di molteplici normative statali; la codificazione della Dichiarazione inizia a partire dagli anni Sessanta, ma non tutti i diritti hanno trovato spazio all’interno delle norme giuridiche internazionali, soprattutto per quanto riguarda i diritti di terza generazione.

Dai Diritti fondamentali ai Determinanti di Salute

It is my aspiration that health will finally

be seen not as a blessing to be wished for,

but as a human right to be fought for.”

Nello stesso anno della firma della Dichiarazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità diede la definizione di salute che ancora oggi consideriamo valida e universale. L’OMS definisce infatti la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”. Da questo primo passo, iniziò il cammino che ha portato alla stimolazione di riflessioni e alla stesura di documenti incentrati sul rispetto del diritto alla salute e sull’accesso alle cure.

Il 12 Settembre 1978 la Conferenza Internazionale sull’Assistenza Sanitaria Primaria si riunì ad Alma Ata e firmò la Dichiarazione omonima, che esprimeva la necessità di un’azione urgente dei governi, della comunità internazionale e di tutti coloro che lavoro nel campo della salute e lo sviluppo per proteggere e promuovere la salute di ogni uomo, ribadendo con forza la definizione dell’OMS come diritto fondamentale della persona umana.

Ma cosa si intende effettivamente per Diritto alla Salute?

Il Diritto alla Salute non si riferisce al “diritto di essere sani”, né significa che i governi dei Paesi a risorse limitate debbano mettere in atto manovre di sanità pubblica costosissime per la cui attuazione non hanno possibilità economiche. Tuttavia, il Diritto alla Salute prevede che i governi e le pubbliche istituzioni mettano in atto politiche e piani d’azione che rendano accessibile a tutti l’accesso alle cure nel minor tempo possibile.          Assicurarsi che questo diventi realtà è la sfida che affrontano da un lato la comunità che riflette sui diritti umani, dall’altro i professionisti della Salute Pubblica.

Combinando lo statement dell’ UNHC-HR Mary Robinson con la definizione di salute proposta dall’OMS, diventa più immediato capire come la salute sia strettamente connessa con tutti gli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e come il raggiungimento di uno stato di salute effettivamente completo dipenda fortemente dalla realizzazione degli altri diritti, come il diritto al cibo, alla casa, al lavoro, all’educazione, alla partecipazione, alla vita, alla non discriminazione, all’equità, all’accesso all’informazione, al movimento e così via, potremmo citarli tutti, uno dopo l’altro.

Ecco che, passo dopo passo, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la salute dell’individuo si avvicinano sempre di più, venendo a intersecarsi in modo indissolubile e bidirezionale. Infatti esistono molteplici connessioni tra le due realtà, che si possono riassumere e schematizzare in tre aspetti fondamentali:

  • la violazione o la mancata attenzione nei confronti dei Diritti Umani possono avere serie conseguenze in termini di salute dell’individuo e della comunità;

  • alcune politiche o programmi sanitari possono violare i diritti fondamentali dell’uomo per il modo in cui sono stati pensati, redatti e implementati;

  • la vulnerabilità e l’impatto di una cattiva salute possono essere ridotti facendo passi in avanti verso il rispetto e la preservazione dei Diritti Umani.

E allora forse diventa più comprensibile il motivo per cui uno studente di Medicina e futuro medico debba leggere e conoscere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: perché fare il medico non significa solamente esercitare la professione al meglio delle proprie capacità, ma significa indossare gli abiti di una figura sociale di fondamentale importanza, legata a importanti dinamiche politiche, civiche, economiche e culturali.

I Determinanti di Salute

La Salute e la malattia hanno radici profonde nei Diritti

Umani, e dovrebbero essere affrontate e approfondite nel

contesto e nell’ottica del loro rispetto.

Al fine di fornire la migliore assistenza ai pazienti, i medici devono comprendere appieno l’ambiente e il contesto in cui si trovano ad operare e riconoscere che l’educazione, il lavoro, l’abitazione, la situazione economica e l’ambiente di vita hanno un diretto e profondo effetto sulla salute. Tutti questi fattori sono noti infatti come Determinanti di Salute, ovvero tutti gli elementi interni ed esterni all’individuo, mutabili e non mutabili che incidono sul compimento dello stato di salute dello stesso e della comunità tutta.

I determinanti di salute possono essere raggruppati in varie categorie e la loro semplice enumerazione non genera particolari controversie:

  • comportamenti personali e stile di vita;

  • fattori sociali;

  • condizioni di vita e di lavoro;

  • accesso ai servizi sanitari;

  • condizioni generali socio-economiche, culturali e ambientali;

  • fattori genetici.

Esistono però diverse interpretazioni riguardo alla gerarchia dei fattori citati. Il modello di rappresentazione dei determinanti di salute che prendiamo in considerazione è espresso in una serie di strati concentrici, corrispondenti ciascuno a differenti livelli di influenza. Tra questi determinanti, se ne riconoscono alcuni definiti come prossimali o immutabili che comprendono le caratteristiche biologiche dell’individuo, mentre gli altri sono definiti distali o modificabili e raggruppano tutti quei fattori esterni che possono e devono essere modificati per avvicinarsi allo stato di salute compiuto, come da definizione. Il destino di salute di una persona e, più estesamente, di una comunità o popolazione, dipende quindi da una molteplicità di situazioni e di livelli di responsabilità, anche se nella realtà i vari livelli di influenza sullo stato di salute sono strettamente connessi e interagiscono tra loro; per questo motivo è pressoché impossibile trovare un unico fattore in grado di condizionare lo stato di salute di una persona e, di conseguenza, il diverso destino riguardo morbosità e mortalità degli individui è generalmente il prodotto di un insieme di fattori strettamente correlati tra loro.

Human Rights-Based Approach to Health

Si avvicina quindi il momento di capire se e come è possibile mettere in pratica questo insieme di valori, diritti e nozioni in modo da trasformarle in un’interfaccia con la realtà.

Un approccio alla salute basato sui Diritti Umani può essere racchiuso in alcuni punti cardine, fondamentali per la prosecuzione della riflessione. In particolare si dovrebbe raggiungere l’idea di:

  • usare i diritti umani come struttura di base per lo sviluppo sanitario;

  • valutare e affrontare le implicazioni sui diritti umani di ogni manovra, programma o legislazione sanitaria/o;

  • elevare i diritti umani a una dimensione integrata con il disegno, l’implementazione, il monitoraggio e l’evaluation delle politiche sanitarie e con i programmi di ogni altro ambito (politico, economico, sociale).

L’approccio alla salute basato sui diritti umani intende riconoscere le caratteristiche individuali all’interno dei gruppi di popolazione considerati e renderle parte del processo evolutivo dal punto di vista socio-sanitario della comunità intera.

Perché uno studente di Medicina dovrebbe conoscere i Diritti Umani?

Il cerchio si chiude. Effettivamente, non è facile in poche righe riassumere tutti i motivi che dovrebbero stimolare la creazione di corsi di Salute Globale ad hoc nei corsi universitari di Medicina e Chirurgia, la partecipazione a eventi e manifestazioni, la semplice curiosità, l’arricchimento in termini di contenuti e valori in uno studente – nel nostro caso di Medicina, ma di qualsiasi altra facoltà – per quanto riguarda i Diritti Umani e come questi incidono sulla salute dell’individuo. Tuttavia, è fondamentale ribadire l’importanza e l’influenza che il ruolo – qualunque esso sia – che andremo a ricoprire avrà all’interno del panorama sociale nel mondo in cui viviamo; per questo bisogna ribadire con forza che lo studente di Medicina deve farsi carico di questo universo di conoscenze e calarsi nelle vesti di advocator, portavoce e soprattutto difensore e sostenitore di quello che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo esprime, non solo per esercitare la professione nel modo più completo e impegnato, ma anche per instaurare un rapporto di fiducia con ogni persona che ci troveremo di fronte, mostrandole il lato umano, non quello professionale. E allora torniamo a leggere la Dichiarazione, svestiamoci del camice, della divisa, della giacca e della cravatta e parliamo con la persona umana che si cela dietro le figure di paziente, cliente o di interlocutore generico che, troppo spesso, resta senza nome.

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