Interruzione volontaria di gravidanza: come siamo messi ora e cosa è successo durante la pandemia?

Cosa si intende per IVG? Cosa significa RU846? Come si richiede l’IVG? 
Oggi insieme all’area che si occupa di Salute Sessuale & Riproduttiva (SCORA) risponderemo a tutte queste domande e andremo a vedere insieme qual è la situazione in Italia e in Europa e come è cambiata durante lo scorso anno in risposta alla pandemia da COVID-19.

Interruzione volontaria di gravidanza: facciamo chiarezza

In Italia dal 1978, in base alla legge 194, ogni donna ha la possibilità di richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, familiari, sociali, economici. 
Oltre questo termine, è consentita solo in caso di gravi compromissioni dello stato di salute della madre o del feto, valutate da parte del personale medico.

L’IVG può essere eseguita tramite metodo farmacologico o chirurgico e, se non vi sono controindicazioni mediche, la donna ha la facoltà di scegliere il metodo che preferisce. 

  • L’IVG attraverso metodo farmacologico è una procedura medica distinta in due fasi che si basa sull’assuzione di due principi attivi a distanza di 48 ore l’uno dall’altro. Il mifepristone (RU486) agisce sui recettori del progesterone causando cessazione della vitalità dell’embrione e il misoprostolo, una prostaglandina che ne permette l’espulsione. 
    L’accesso al metodo farmacologico è possibile fino a 9 settimane di età gestazionale presso strutture ambulatoriali pubbliche attrezzate, consultori o in day hospital.
  • L’IVG chirurgica è una pratica che comporta il ricovero in day hospital. L’intervento può essere effettuato anche in anestesia generale, dura pochi minuti e consiste nella rimozione del prodotto del concepimento all’interno dell’utero per via chirurgica (isterosuzione).

Cosa è successo in Italia durante la pandemia?

Il principale ostacolo all’aborto legale è rappresentato dal crescente numero di medici obiettori di coscienza tra ginecologi e anestesisti. Nonostante la legge 194 obblighi le autorità a far sì che l’obiezione di coscienza non impedisca l’adempimento delle richieste di IVG, si stima che in Italia il 70% dei ginecologi sia obiettore, percentuale non uniforme in tutto il Paese ma più elevata nelle regioni del Sud fino al 93% registrato in Molise.

Durante la pandemia, l’accesso all’aborto è stato ulteriormente ostacolato poiché il governo, in un primo momento, non aveva considerato l’IVG come un servizio sanitario essenziale. 
Solo il 30 marzo 2020 il Ministero della Salute ha chiarito che i servizi relativi alle IVG sono indifferibili, ma ospedali e cliniche non sempre sono stati in grado di seguire questa indicazione a causa della mancanza di personale medico per la riassegnazione ai reparti di COVID -19. 

Inoltre, l’accesso all’aborto farmacologico è stato disincentivato dalla presenza di norme restrittive che prevedevano il limite legale a 7 settimane di gravidanza e la necessità di un ricovero di tre giorni per la somministrazione dei farmaci. 
L’adeguamento alle linee guida dell’OMS, che prevedono il limite a 9 settimane e introducono la possibilità di eseguire l’IVG farmacologico in day hospital, è avvenuto solo in un secondo momento, il 4 agosto 2020.

Una finestra sull’attualità
Qualche settimana fa, in data 28 gennaio 2021, il consiglio regionale delle Marche si è opposto all’applicazione delle linee guida in merito all’IVG con metodo farmacologico adottate dal Ministero della Salute e si è espresso sfavorevole alla possibilità di somministrazione della pillola RU486 nei consultori. 

E in Europa come se la sono cavati?

Durante la pandemia le politiche adottate dagli altri Stati europei sono state molto diversificate. In generale è evidenziabile come nei Paesi in cui l’aborto era adeguatamente garantito, i servizi sanitari sono stati potenziati per facilitarlo, mentre l’accesso è stato reso difficoltoso dove erano già presenti barriere legali e politiche che lo ostacolavano.

Gli aborti sono stati vietati per tutto il periodo di emergenza sanitaria in Polonia, San Marino, Malta e Monaco, sospesi in Ungheria.

L’accesso all’IVG per via chirurgica è stato limitato notevolmente, mentre è stato negato del tutto alle donne con sintomi da infezione da COVID – 19 in Islanda, Paesi Bassi, Lettonia, Lussemburgo, Slovenia, Inghilterra e Montenegro.

In Inghilterra, Francia e Irlanda è stato consentito l’utilizzo della telemedicina per assistere le donne nel momento dell’aborto farmacologico domiciliare, in Danimarca e Svezia questa possibilità esisteva già prima della pandemia. 

Solo 13 paesi hanno garantito le consultazioni con i medici per via telematica al fine di minimizzare gli spostamente pur mantenendo l’accesso alle cure.

Nessun Paese ha preso in considerazione la possibilità di ampliare i limiti dell’età gestazionale per consentire, durante l’emergenza sanitaria, l’aborto anche oltre i tempi previsti dalle proprie leggi.

Una finestra sull’attualità
Mercoledì 27 gennaio, in Polonia, è entrata in vigore la norma che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto e che in pratica sancisce il divieto quasi totale di abortire. La norma era stata stabilita da una sentenza della Corte costituzionale lo scorso ottobre ma la sua entrata in vigore era stata ritardata per via delle enormi manifestazioni e proteste che avevano coinvolto studenti, movimenti femministi, organizzazioni per i diritti LGBT+ e gran parte della società civile per diverse settimane. (fonte ilpost.it)

Come si accede al percorso di interruzione volontaria di gravidanza?

Per accedere al percorso di IVG puoi rivolgerti al consultorio, preferibilmente della tua zona di residenza, dove riceverai accoglienza, informazioni sul percorso, counselling e verrà fissato un appuntamento con il ginecologo che ti fornirà tutte le informazioni necessarie sulle metodiche di esecuzione. 
Ti verrà rilasciato un documento dove si prende atto sia del tuo stato di gravidanza che della tua volontà di interromperla. Tale documento può essere rilasciato anche dal tuo medico di famiglia o dal medico di fiducia. 

Il percorso è gratuito e la procedura avviene all’interno di strutture sanitarie pubbliche.

Per legge è necessario attendere sette giorni tra il rilascio del documento e l’esecuzione dell’interruzione di gravidanza. Un ripensamento può comunque avvenire in qualsiasi momento. Nel corso di questi sette giorni puoi presentarti al presidio ospedaliero di riferimento nel giorno di accesso all’ambulatorio IVG per programmare quanto necessario. 
Il medico effettuerà la valutazione clinica, ti darà tutte le informazioni e i chiarimenti necessari e acquisirà il consenso. 

In qualsiasi momento del percorso puoi richiedere consulenza psicologica e sociale.

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FONTI e APPROFONDIMENTI

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